Il servizio civile aiuta a trovare lavoro

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di Marilena De Nigris

Il mondo del lavoro premia i ragazzi del servizio civile. Secondo un’indagine sono +12% gli occupati ad un anno dal termine del servizio e +75% nel lungo periodo, +6,5% i soddisfatti della propria situazione economica. Il settore lavorativo prevalente è il no profit.

Donne, istruite, con propensione alla mobilità: identikit dei volontari del servizio civile

Sono prevalentemente donne e si concentrano nella classe di età tra i 22 e 25 anni. Provengono principalmente dal Sud e dal Nord. Sono più istruiti rispetto ai coetanei e appartengono a un ceto sociale medio alto. Hanno una significativa propensione alla mobilità soprattutto se offre la possibilità di uno sbocco lavorativo. Se la spinta motivazionale maggiore a questa scelta è legata alla possibilità di accrescere le competenze e avvicinarsi al mondo del lavoro, non manca quella legata alla sfera solidaristica e al desiderio di aiutare le persone che hanno bisogno. Le loro priorità sono lavoro, sanità, scuola, in primis, seguiti da immigrazione, giustizia, ambiente e sicurezza. Questo l’identikit dei volontari di servizio civile fornito dall’indagine Isfol dedicata al “Servizio civile nazionale fra cittadinanza attiva e occupabilità” del 2016.

Il servizio civile aiuta a trovare lavoro?

La novità presentata recentemente riguarda l’annosa questione: il servizio civile aiuta a trovare un’occupazione? La risposta è sì: il mondo del lavoro premia l’impegno dei ragazzi. È quanto emerge dal libro edito da Franco Angeli e pubblicato ad agosto “Giovani verso l’occupazione. Valutazione d’impatto del Servizio Civile nella cooperazione sociale” a cura di Liliana Leone e Vincenzo De Bernardo. Sotto esame i giovani che hanno partecipato ai bandi di servizio civile dal 2010, divisi in due gruppi: quelli che hanno svolto il servizio civile presso le cooperative sociali aderenti a Confcooperative e gli altri che, pur risultando idonei al servizio, non l’hanno potuto svolgere per mancanza di posti. Un dato viene confermato: il 76% dei volontari del campione sono donne.

A un anno dal termine del servizio civile la percentuale di occupati tra i giovani che l’hanno svolto è più alta del 12% rispetto a quella di chi non l’ha prestato, quota che si alza al 15% dopo tre anni e del 23% nel lungo corso. Ma la differenza riguarda anche il percorso lavorativo e l’aspetto pecuniario: chi ha prestato servizio ha dei percorsi lavorativi meno accidentati e più continuativi e, a parità di occupazione, una tendenza a dichiararsi più soddisfatti delle proprie condizioni economiche (+6,5%). Il settore lavorativo prevalente al termine del servizio è quello del non profit (59,4%): nella maggior parte dei casi i giovani si inseriscono nella stessa organizzazione in cui hanno prestato servizio.

Cosa segna lo scarto? Per gli autori a segnare la differenza sono l’accrescimento del capitale umano, come «insieme di conoscenze e abilità spendibile sul mercato del lavoro», e del capitale sociale, ossia «l’insieme di norme condivise, relazioni di fiducia e valori che regola le relazioni tra individui e gruppi». Insomma, i ragazzi di servizio civile acquisiscono competenze tecniche e competenze sociali spendibili nel mondo del lavoro e, seppure il servizio civile non nasce come misura di politica attiva del lavoro, i ragazzi che lo prestano hanno più chance.




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