I risultati del Meeting del Volontariato 2013

Domenica sera 24 novembre, con la proclamazione di Simona Telagrafo dell’Associazione Uniti per i Risvegli a “Volontario creativo 2013”, si è conclusa la VIIª edizione del Meeting del Volontariato, organizzato dal Centro di Servizio al Volontariato “San Nicola”.

Due giorni di festa e di animazione in cui il popolo della gratuità, rappresentato da 120 associazioni di volontariato provenienti dalla provincia di Bari e Bat, ha raccolto i consensi di ben 8000 visitatori e 1500 studenti, che sabato e domenica hanno inondato la CittadellaMediterranea della Scienza a Bari. Un risultato che è andato ben oltre le aspettative dell’Ente organizzatore,che per il primo anno ha sperimentato una location meno nota  e capiente rispetto alla Fiera del Levante, in cui si sono svolte le sei edizioni precedenti del Meeting del Volontariato.

Ma ancora una volta il Meeting del Volontariato ha fatto parlare di sé, “per la bellezza che traspare da ciascuna associazione e una gratuità che si tocca con mano” come dichiara Rosa Franco, presidente del Centro di Servizio al Volontariato “San Nicola” al termine del Meeting. Per la proposta culturale forte di cui si è fatto portatore, per la qualità degli interventi, per lo spessore e la vivacità degli eventi collaterali e di animazione, dalla mostra “L’imprevedibile istante. Giovani per la crescita” a cura della Fondazione per la Sussidiarietà, al live di Erica Mou,agli spettacoli di Enzo Pazzo.

Quest’anno al centro dell’attenzione la speranzascandagliata negli ambiti più salienti della vita umana, “quella speranza che per il nostro territorio, per le nostre famiglie siamo noi; quella speranza che nasce dai rapporti forti che si stabiliscono tra le persone. Possiamo cambiare il mondo in cui siamo se diventiamo speranza per noi stessi e per gli altri attraverso la gratuità” afferma Rosa Francoa conclusione dei convegni. Perché, aggiunge Don Francesco Savino, presidente della Fondazione Opera SS. Medici Cosma e Damiano di Bitonto la crisi è un’opportunità per rovesciare la piramide della nostra esistenza partendo da un significato vero per cui vale la pena vivere, che non può essere l’accumulo di denaro. Dobbiamo andare oltre la crisi. La speranza deve camminare sui nostri piedi avendo come figli l’indignazione e il coraggio: indignazione per come vanno le cose e il coraggio per cambiarle. Mettendoci insieme”.

Nel campo lavorativo “la speranza è innanzitutto essere nelle cose: la presenza fa la differenza” come afferma Giovanni Riefoli, imprenditore e delegato CDO Bari – Opere Sociali che aggiunge “se si è presenti si può scoprire l’altro che è accanto a me e che, magari,  può aiutarmi a fare la scelta giusta facendomi scoprire le capacità che possiedo”. Ma si può scoprire, anche, il valore del Terzo settore, come sottolinea Luca Spataro, docente di Economia politica dell’Università di Pisaun mondo che negli ultimi anni sta riacquistando una grande importanza sia per motivi occupazionali che ideali. È grazie a questo mondo che si reggono quei legami di fiducia necessari per gli scambi tra le persone”.

La speranza nell’ambito familiare, dove le esperienze positive di solidarietà vissuta da Pasquale e Fiorenza Giuliani, una famiglia affidataria che ha accolto nella propria casa due minori extracomunitari non accompagnati, nonché volontaria dell’Associazione Karibu, possono offrire un esempio positivo a chi, al contrario, vede la famiglia quale luogo di solitudine e di consumismo dei sentimenti, dimenticando, come sottolinea la psicologa della famiglia, Vittoria Maioli Saneseche la famiglia è il primo luogo in cui si forma l’identità di un individuo e solo una persona che si sente amata potrà costruire rapporti positivi”.

Nell’istituzione la speranza è potere recuperare un legame con la società, come afferma Raffaele De Cicco, coordinatore dell’Ufficio del Servizio civile nazionale, il quale guarda al Servizio civile  come “una possibilità per offrire ai giovani gli strumenti per sentirsi adeguati alle nuove sfide della realtà, per diventare protagonisti della società, per creare ponti fiducia tra le istituzioni e la società, nonché per alimentare e dare vivacità alle associazioni del Terzo settore, che sono il corpo della società”. Ma l’istituzione è anche l’Università che ha un compito educativo, dichiara Corrado Petrocelli, professore ordinario di Filologia classica dell’Università di Bariladdove bisogna insegnare a vivere la cittadinanza attiva in modo solidale e a diffondere questa cultura coinvolgendo il Terzo settore che offre un modello significativo perché propone un’idea forte di società, un’etica fondata sulla ricerca dell’altro, sulla condivisione, sulle relazioni sociali, sulla solidarietà”.

Nell’impresa ci può essere speranza se anche in essa si vive la gratuità, come testimonia l’imprenditore Vincenzo PapaA mio avviso, e per come lo vivo, l’imprenditore è colui che ha a cuore il bene di chi gli sta di fronte e vuole aggiungere un plus valore alla sua opera: significa affermare che dal lavoro nasce qualcosa di più del profitto e dello stipendio, significa permettere che il talento di cui ciascuno è portatore possa emergere ed essere valorizzato. Ecco che allora ogni uomo può riappropriarsi della speranza che è fondata su se stessi, non più oggetti ma soggetti della realtà capaci di offrire una risposta a quello che accade”. Ma la speranza come possibilità di esserci come impresa è anche “avere la consapevolezza del chi siamo, del cosa facciamo, del come lo facciamo e del perché. Solo se vado a fondo della mia identità posso servire sempre più puntualmente la realtà in cui vivo, per essere strumento del bene comune” dichiara Andrea Villa, presidente della Cooperativa sociale “Il Carro-Paullo” di Milano.

Nella scuola la speranza è “dimostrare che i ragazzi non sono quelli descritti dai più, che non sanno crescere, che sono in crisi per questa ondata di nichilismo che cancella gli orizzonti” afferma Lucia di Maso, insegnante I.I.S.S. “L. da Vinci” di CassanoAlla loro età c’è solo un forte desiderio di vivere che è ancora confuso. La speranza è accompagnarli in un cammino educativo che insegni a riconoscere la bellezza in sé e nel mondo, e il sacrificio che, spesso, è necessario per dare espressione a quei talenti che si posseggono”. Ma la speranza è anche affidata “ad una comunità educante” sottolinea Roberto Zecca, consigliere delegato Fondazione “Romano Guardini” di Napoli il quale ripete l’importanza di “favorire il rapporto e la condivisione tra i dirigenti scolastici, tra la scuola e le famiglie, tra gli insegnanti”.

Anche la cantautrice biscegliese Erica Mou, che si è esibita in concerto sabato 23, è stata testimone di speranza “Credo che la speranza per l’uomo oggi sia l’uomo” ha dichiarato aggiungendo “sono contenta e onorata di suonare per questi uomini e donne che si impegnano per gli altri e per la costruzione di una società migliore”.

Le 50 studentesse del Liceo “Bianchi Dottula” di Bari che hanno vissuto l’esperienza dello stage in occasione del Meeting del Volontariato, hanno concluso due giorni “portando a casa una scoperta” come ha commentato una ragazza “quella di un mondo dove il sorriso è il primo ingranaggio che mette in moto una relazione”.